Un giardino è da sempre luogo di storia, mito, fantasia, arte e poesia, musica letteratura e spiritualità: dai leggendari giardini pensili di Ninive e Babilonia, tradizionalmente considerati una delle Sette Meraviglie, a quelli omerici della reggia di Alcinoo; dai giardini greci ornati di ginnasii, portici, templi, palestre, ai giardini delle sontuose ville romane antiche, ricchi di edifici e di acqua; dai rigogliosi giardini arabi annessi ai palazzi dalle architetture fantastiche, che tanto influenzarono i giardini medievali europei, a quelli cinesi e giapponesi, dove forme, colori e simboli inducono alla pace interiore. Perché un giardino è sempre specchio e percorso dell’anima – personale quanto collettivo -, per chi lo crea e lo cura, ma anche per chi lo attraversa. Un giardino è il luogo in cui ritrovare il piacere della contemplazione e al tempo stesso intraprendere il difficile cammino verso l’equilibrio del sé.
In quasi tutto il Lazio, Roma inclusa, alcuni giardini hanno conservato, più o meno palesemente, la loro idea originaria, per cui erano stati concepiti: da quelli antichi romani a quelli medievali, rinascimentali e sette/ottocenteschi fino a quelli eclettici del XIX-XX secolo. Alcuni tra questi poi hanno fatto da modello ai giardini seicenteschi francesi e a quelli settecenteschi e ottocenteschi anglosassoni… e continuano ancora a essere ispirazione di giardini contemporanei
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