Piero Meogrossi

Piero Meogrossi: la linea che si fa sogno e traiettoria informazionale

Benvenuti nell’universo labirintico dello studioso Piero Meogrossi

Piero Meogrossi,
architetto, archeologo, studioso

  • Studioso dei geotraguardi sacri
    per l’antica unificazione tra Mente e Territori,
    Piero Meogrossi attraversa la rovina e il mito come labirinti:
    linee celesti, geometrie sacre e rilievi intrecciantesi in reti che
    informano le regole della casa Terra‑Cielo.

     
     
     
     
 

Il mio testo critico in breve

Orma_Amor_Roma: tre parole che sembrano un gioco di bambini e invece, per Piero Meogrossi, si fanno formula iniziatica. Architetto, per decenni responsabile tecnico del Colosseo, Meogrossi supera i confini della sola mente razionale: si lascia guidare da un ascolto profondo e trasforma intuizioni immediate in geometrie, appunti e mappe informative.
 
Il cuore della sua visione è semplice e vertiginoso: Roma non è solo una città, ma una macchina cosmica. Sotto la stratificazione storica affiora un ordine geo-astronomico che lega fra loro colli, templi e anfiteatri, secondo assi che risuonano con il movimento degli astri. Il Colosseo, letto “in specie ovi” alla luce di Cassiodoro, diventa uovo cosmico: non solo teatro di giochi, ma “ovale rigenerativo” capace di misurare cicli solari e lunari e di rigenerare la memoria di Roma attraverso il tempo.
 
L’Axis Urbis romano, allineato al cielo del dies natalis (21 aprile 753 a.C.), viene letto come spina dorsale invisibile che tiene insieme terra e cosmo. In parallelo, la ricerca si allarga al disco di Festo, interpretato come labirinto e partitura di un cammino di andata e ritorno al centro, e a Göbekli Tepe, inteso come punto zero e grammatica primordiale di segni.
In questo orizzonte si inserisce anche l’Hypnerotomachia Poliphili, che Meogrossi rilegge come mappa cifrata in cui la triade trova la sua declinazione precisa:
  • ORMA come impronta geometrico-urbanistica nascosta sotto il racconto;
  • AMOR come motore amoroso iniziatico che ordina il percorso;
  • ROMA come matrice reale su cui il sogno si proietta, trasformando la forma urbis in paesaggio ideale.
Ne scaturisce un lavoro che tiene insieme archeologia, architettura, astronomia e miti: un nostos, un viaggio di ritorno più che di scoperta, in cui l’architetto tenta di ricomporre, come un Osiride contemporaneo, i frammenti dispersi di un sapere antico per restituirli alla città e a chi la abita.
 
 

La ricerca dello studioso

Tema centrale della sua ricerca è la decodificazione di Roma come macchina cosmica e geo-astronomica. Attraverso lo studio di allineamenti celesti e reperti ancestrali — dal Colosseo uovo cosmico a Göbekli Tepe —, lo studioso traccia un percorso geometrico e ascensionale capace di ricomporre la memoria profonda di un sapere antico.
 
 

Il mio sguardo

Perché ho detto di sì a questo studioso?

Perché nella sua ricerca ho sentito un coraggio raro: tenere insieme la precisione del rilievo tecnico e la libertà del mito, la pazienza del disegnatore e l’audacia del narratore cosmico. I suoi assi, le sue reti, le sue letture del Colosseo e di Roma non sono esercizi di erudizione, ma tentativi di restituire all’Urbe la sua dimensione celeste.
 
Scrivendo di lui, ho percepito quanto il suo “sogno meogrossiano” fosse in realtà un’operazione di cura: un nostos, un ritorno alle matrici profonde della città e di sé. Il mio sguardo è entrato qui: come in un grande puzzle, ho cercato di rimettere in fila i frammenti del suo lavoro – Göbekli Tepe e il Palatino, l’uovo del Colosseo e le spirali del disco di Festo, l’Hypnerotomachia e l’Axis Urbis – per restituirli in una forma più leggibile a chi vi si avvicinerà.
 
Nel confronto attorno al mio testo è emersa una risonanza: come se quelle parole avessero contribuito a tenere insieme, in un unico racconto, ciò che per anni era rimasto disseminato in appunti, mappe, disegni, intuizioni e saggi. Per me, accompagnare questo progetto significa proprio questo: aiutare lo studioso a ricomporre il suo universo simbolico ed a renderlo più vicino, percorribile, a chi vorrà incamminarsi nel suo Orma_Amor_Roma.
 

Lo studioso in breve

Piero Meogrossi (Torrita di Siena, 1946) si forma come architetto presso l’Università “La Sapienza” di Roma, città eletta a fulcro della sua intera carriera. Fin dagli anni Settanta arricchisce la sua visione formale, collaborando con lo studio urbanistico di Luigi Pellegrini e al fianco del celebre scenografo Luciano Damiani, assimilando una profonda sensibilità nel controllo dello spazio e della visione scenica.
 
Nel 1980 entra nell’amministrazione dei Beni Culturali, operando inizialmente alla Soprintendenza ai Monumenti di Venezia. Dal 1983 al 2011 assume il ruolo di Direttore Architetto per la Soprintendenza Archeologica di Roma, guidando restauri e complessi progetti di valorizzazione su monumenti iconici del patrimonio mondiale, tra cui il Palatino, i Fori Imperiali, l’Appia Antica e il Colosseo.
 
Definitosi “archeo-architetto”, affianca alla tutela una profonda attività di ricerca teorica e cartografica sulle topografie sacre dell’antichità. Le sue indagini lo portano a individuare l’invisibile Axis Urbis, il cardo nascosto su cui fu ordinata la fondazione di Roma, interpretando la struttura dei monumenti classici come straordinari dispositivi astronomici e rigenerativi.
 
Autore di numerosi saggi, conferenze e viscerali produzioni grafiche raccolte nel progetto Il sogno di Roma, lo studioso traduce i rilievi tecnici in visioni cosmiche, rintracciando nel segno geometrico una memoria mitica e perenne.
 
 

Una mostra ancora in corso di preparazione e studio

Un progetto di ricerca ancora in corso con Piero Meogrossi.

Oggi, lo studioso e io siamo disponibili a valutare proposte di collaborazione con altri artisti e ricercatori, in sintonia con le visioni di Piero Meogrossi, aperto alla contaminazione e al dialogo, per sviluppare ulteriori approfondimenti e nuove traiettorie di lavoro.

La mostra collettiva si riallaccerà idealmente alla rassegna “In viaggio con Calvino”, ospitata alla Casa dell’Architettura di Roma dal 13 giugno al 15 ottobre 2013. In continuità con quell’esperienza, il progetto espositivo intende riprendere e rielaborare i tre eventi “teatrali” ideati e diretti da Piero Meogrossi sulla “città in‑visibile” che è Roma, per i quali l’artista aveva realizzato un piccolo testo‑catalogo, e darà vita a un nuovo catalogo dedicato.

 

Introduzione al mio articolo sullo studioso

Nel saggio di cui vi lascio il link di seguito, l’architettura sacra di Roma si rivela come una complessa macchina geo-astronomica regolata dal cosmo. Attraverso le geometrie di Piero Meogrossi, esploro l’Axis Urbis e l’uovo cosmico del Colosseo, unendo le origini di Göbekli Tepe al mito del Disco di Festo. Un viaggio critico e iniziatico che ricompone i frammenti dispersi di una sapienza antica, qui indagata e ridisegnata da Meogrossi.

Orma_Amor_Roma: il viaggio visionario dell’archeo-tetto Piero Meogrossi