Stefano De Santis

Stefano De Santis: la carne che si fa soglia e terzo occhio

Benvenuti nell’universo verticale e mitico di Stefano De Santis

Stefano De Santis
scultore, pittore, raffinato giardiniere

Plastico e alchemico,
Stefano De Santis attraversa il corpo e il cavallo come soglie:
figure slanciate, teste mancanti, pieni e vuoti che
si alternano in una lenta ascesa dalla Terra al Cielo, in cammino verso l’Assoluto

Il mio testo critico in breve

Entrare nel lavoro di Stefano De Santis è come trovarsi al cospetto di un Don Chisciotte contemporaneo, che ha scelto la materia come proprio campo di battaglia interiore. Nulla indulge all’illustrazione, ogni elemento è scivolato altrove: la testa ribaltata, il destriero senza capo, i piedi nudi fusi alla terra. È proprio in questi slittamenti che si schiude, silenzioso, lo spazio del sacro.

Nelle opere pittoriche, le figure affiorano come sagome esposte, corpi messi a nudo nella loro vulnerabilità e sospesi tra Cielo e Terra. Non è l’aderenza al dato anatomico a muovere lo sguardo di De Santis, bensì il punto esatto in cui la carne si fa antenna: luogo di transito per le energie del mondo, soglia sottile fra il visibile e una dimensione altra.
Dalle tele il viaggio prosegue verso le terrecotte dei Pachidermi senza memoria: figure allungate, cavalieri su equidi acefali, tesi nello sforzo proteso a sfidare la gravità. I volti si cancellano, il sesso si dissolve, gli occhi si chiudono. La visione non è più affidata allo sguardo esteriore, ma a un terzo occhio che abita l’interiorità: è lì che prende vita la danza lenta della liberazione.
Via via che la materia si lascia fecondare e lavorare, i pieni e i vuoti si alternano come stazioni di un cammino alchemico. Nelle opere in bronzo, i piedi si amalgamano definitivamente con il suolo, mentre i volti e i profili rivolti all’insù sembrano smarrirsi nell’alto, fino a tornare pulviscolo dentro una perfezione più grande. Il corpo smette allora di essere identità individuale per farsi pura soglia: un passaggio eterno tra terra e cielo, tra peso e ascesa, tra l’io e l’Assoluto.
 

La ricerca dell’artista

La metamorfosi della materia come cammino iniziatico: dalla terracotta al bronzo, dal corpo‑ego al corpo‑soglia, dai cavalli senza testa alle figure sospese tra Cielo e Terra. In De Santis i pieni e i vuoti, le fusioni e le mancanze costruiscono un percorso alchemico in cui la forma, poco a poco, si alleggerisce per avvicinarsi all’Assoluto.

 

Il mio sguardo

Perché ho detto sì a questo artista?

Perché è stato il suo lavoro a scegliere me, prima ancora che io scegliessi le parole. Sono entrata per caso nello Studio Tibaldi, attratta da un’opera mentre Stefano stava ancora allestendo la mostra. Non sapevo quale sarebbe stato l’ordine definitivo delle opere, ma sapevo già che avrei scritto di lui: quelle forme mi avevano acceso qualcosa dentro.

Dall’ispirazione alla scrittura è stato un attimo. Man mano che il testo prendeva corpo, l’artista mi si svelava: le sue figure senza testa, i cavalli, i vuoti e i pieni della materia hanno cominciato a restituirmi una verità più profonda del suo lavoro. Al finissage, davanti ai presenti, Stefano ha raccontato come quelle parole lo avessero aiutato a vedersi meglio, mettendo a fuoco aspetti di sé che non aveva ancora riconosciuto del tutto.

Il testo ha incontrato molti lettori incuriositi, ma prima di tutto ha creato un ponte tra il suo sguardo e il mio: un dialogo in cui, scrivendo di lui, ho sentito che la sua opera si stava rivelando a entrambi.

 

L’artista in breve

Stefano De Santis (Roma, 1961) inizia il suo percorso artistico nel 1977, formandosi poi in scultura con il maestro De Angelis. La sua ricerca spazia tra pittura, terracotta e bronzo.

In Italia ha esposto in prestigiose rassegne e istituzioni, tra cui il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Quadriennale di Roma, la Pinacoteca d’Arte Sacra di Sant’Elia (L’Aquila) e il Drugstore Museum (Roma).

Molto significativa la sua parentesi a Cuba, dove alla fine degli anni Novanta tiene una serie di mostre personali e collaborazioni istituzionali con la Fundación Caguayo, esponendo alla Galleria d’Arte Moderna di Santiago de Cuba e a L’Habana Vieja.

Da sempre attento alle realtà dell’arte pubblica e sociale, collabora a Roma con la Comunità X del Corviale e dal 2020 fa parte dello storico collettivo artistico Virus. Oggi vive e lavora a Roma.
 

Nota sulla mostra presso lo Studio Tibaldi 

La mostra “Lo sguardo e la materia” si è svolta tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2025 presso lo Studio Tibaldi Arte Contemporanea, in via Panfilo Castaldi 18, Roma.
In questa occasione ho scritto il testo critico e ho condotto il finissage con una performance di lettura, intrecciando alcune poesie di Adele Talarico alle opere in mostra, in un dialogo tra scultura, parola e voce.


Un progetto sospeso (in attesa di luogo e sostegno)

Un’altra mostra dedicata all’opera di Stefano De Santis, da me curata, è in fase di sviluppo e in cerca di sostegno economico per la sua realizzazione. Siamo aperti a proposte di finanziamento e a dialoghi con spazi espositivi interessati ad accoglierla.


Introduzione al mio articolo sull’artista

L’articolo di cui trovate il link di seguito è un approfondimento dedicato alla mostra “Lo sguardo e la materia”, tenutasi presso lo Studio Tibaldi nel novembre 2025. Nel testo ho scelto di sviluppare un’analisi che, pur rispettando l’allestimento concepito dall’artista secondo un criterio cronologico, vi rintraccia un percorso alchemico dall’oscurità alla luce, svelandone i legami invisibili che potrebbero altrimenti sfuggire anche al visitatore più attento.
Link all’articolo:
L’affascinante mostra di Stefano De Santis: “Lo sguardo e la materia”
 

L’affascinante mostra dell’artista Don Chisciotte Stefano De Santis: Lo sguardo e la materia