Stefano De Santis: la carne che si fa soglia e terzo occhio
Benvenuti nell’universo verticale e mitico di Stefano De Santis
Stefano De Santis
scultore, pittore, raffinato giardiniere
Plastico e alchemico,
Stefano De Santis attraversa il corpo e il cavallo come soglie:
figure slanciate, teste mancanti, pieni e vuoti che
si alternano in una lenta ascesa dalla Terra al Cielo, in cammino verso l’Assoluto
Il mio testo critico in breve
Entrare nel lavoro di Stefano De Santis è come trovarsi al cospetto di un Don Chisciotte contemporaneo, che ha scelto la materia come proprio campo di battaglia interiore. Nulla indulge all’illustrazione, ogni elemento è scivolato altrove: la testa ribaltata, il destriero senza capo, i piedi nudi fusi alla terra. È proprio in questi slittamenti che si schiude, silenzioso, lo spazio del sacro.
La ricerca dell’artista
La metamorfosi della materia come cammino iniziatico: dalla terracotta al bronzo, dal corpo‑ego al corpo‑soglia, dai cavalli senza testa alle figure sospese tra Cielo e Terra. In De Santis i pieni e i vuoti, le fusioni e le mancanze costruiscono un percorso alchemico in cui la forma, poco a poco, si alleggerisce per avvicinarsi all’Assoluto.
Il mio sguardo
Perché ho detto sì a questo artista?
Perché è stato il suo lavoro a scegliere me, prima ancora che io scegliessi le parole. Sono entrata per caso nello Studio Tibaldi, attratta da un’opera mentre Stefano stava ancora allestendo la mostra. Non sapevo quale sarebbe stato l’ordine definitivo delle opere, ma sapevo già che avrei scritto di lui: quelle forme mi avevano acceso qualcosa dentro.
Dall’ispirazione alla scrittura è stato un attimo. Man mano che il testo prendeva corpo, l’artista mi si svelava: le sue figure senza testa, i cavalli, i vuoti e i pieni della materia hanno cominciato a restituirmi una verità più profonda del suo lavoro. Al finissage, davanti ai presenti, Stefano ha raccontato come quelle parole lo avessero aiutato a vedersi meglio, mettendo a fuoco aspetti di sé che non aveva ancora riconosciuto del tutto.
Il testo ha incontrato molti lettori incuriositi, ma prima di tutto ha creato un ponte tra il suo sguardo e il mio: un dialogo in cui, scrivendo di lui, ho sentito che la sua opera si stava rivelando a entrambi.
L’artista in breve
In Italia ha esposto in prestigiose rassegne e istituzioni, tra cui il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Quadriennale di Roma, la Pinacoteca d’Arte Sacra di Sant’Elia (L’Aquila) e il Drugstore Museum (Roma).
Molto significativa la sua parentesi a Cuba, dove alla fine degli anni Novanta tiene una serie di mostre personali e collaborazioni istituzionali con la Fundación Caguayo, esponendo alla Galleria d’Arte Moderna di Santiago de Cuba e a L’Habana Vieja.
Nota sulla mostra presso lo Studio Tibaldi
In questa occasione ho scritto il testo critico e ho condotto il finissage con una performance di lettura, intrecciando alcune poesie di Adele Talarico alle opere in mostra, in un dialogo tra scultura, parola e voce.



Un progetto sospeso (in attesa di luogo e sostegno)
Un’altra mostra dedicata all’opera di Stefano De Santis, da me curata, è in fase di sviluppo e in cerca di sostegno economico per la sua realizzazione. Siamo aperti a proposte di finanziamento e a dialoghi con spazi espositivi interessati ad accoglierla.
Introduzione al mio articolo sull’artista
L’affascinante mostra di Stefano De Santis: “Lo sguardo e la materia”
L’affascinante mostra dell’artista Don Chisciotte Stefano De Santis: Lo sguardo e la materia



