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Il Blog di Anna Bruno
L’affascinante mostra di Stefano De Santis: Lo sguardo e la materia
- 06/11/2025
- Pubblicato da: Anna Bruno
- Categoria: arte educazione all'arte Giardini, Ambiente, Natura
Pare esser giunto dal fantasmagorico mondo di Don Chisciotte della Mancia, l’artista Stefano De Santis, che, come il celebre protagonista di Cervantes, da iniziato, attraversa il mondo in compagnia delle sue opere, esposte in questi giorni alla Galleria Tibaldi a Trastevere.
Così, entrando in galleria, dopo un superficiale sguardo a volo d’uccello, ci si isola pressoché spontaneamente da vocii e brusii e pian piano si comincia ad avvertire dentro l’urgenza di quelle opere a voler manifestare quanto all’apparenza celano, a chiunque si sforzi di cercare in esse un richiamo intimo, un’affinità elettiva. Ed è allora che, una dopo l’altra, si fanno traccia di un viaticum, quello intrapreso dallo stesso artista, e che noi vogliamo far partire dalla opera pittorica Prospettive.
(Prospettive, olio su tela, anno 2023)
Qui l’artista dipinge se stesso, riprendendosi dall’alto, affinché sia il registro superiore della tela ad offrire in primo piano la parte più vulnerabile della testa, la sua cima. Ma attenzione: non è il neurocranio ad offrirsi al partecipante, quanto piuttosto il sistema nervoso centrale, l’encefalo, dove albergano e si alimentano pensieri ed emozioni, considerato perciò il punto sacro per eccellenza, in perenne connessione con le energie del mondo esterno e con i Cieli, tanto che i personaggi biblici lo coprivano con i veli per tenere lontano ogni possibile contaminazione da energie negative. De Santis ne modella la sagoma, utilizzando pezzetti di legno grezzo, perché i colori si facciano graffi e segni che si intersecano e si sovrappongo, rivolti in più direzioni, a formare qualcosa di simile ad un tessuto slabbrato di un antico vestito sdrucito. Non vediamo il viso, non serve. La testa è riversa verso il basso, lasciando presagire che gli occhi siano fissi sui piedi, rigorosamente nudi e appoggiati a terra, in quanto simbolo di connessione con la terra, ma anche di movimento. Forse, un preludio alle figure successive, che l’artista ha voluto denominare Pachidermi senza memoria, e non a torto.
Pachiderma senza memoria (terracotta, anno 2021)
Sculture dal movimento lento, in terracotta, le cui figure umane, cavalcanti equidi senza testa, sono eteree ed allungate nel quieto affanno di sfidare la forza di gravità e di raggiungere i Cieli. Un’evocazione forse alle figure di Modigliani e Giacometti o forse al don Chisciotte di Picasso, anch’esse alla ricerca dell’Assoluto. Una ricerca che, nel nostro neo-Don Chisciotte, si fa, pure per lui, ossessiva.
Le mani dell’artista manipolano, immergendosi nella terracotta, fino a trovare sparizione, traslandosi prima nelle mani di ogni pachiderma, per divenire poi parte della materia, meglio parte dell’Assoluto. E sparita è anche la possibilità di scoprirne il sesso, nonostante la nudità che è però di un corpo sacro, alleggerito e in ascesi. Neppure gli occhi di queste figure l’artista risparmia. Ormai serrati, anche se non definiti, gli occhi hanno già contribuito alla visione, perdendo così la loro utilità per lasciare il posto all’invasore benefico, il terzo occhio, affinché si aprano le flessuose e sensuali danze dell’interiorità ed abbia inizio il processo di liberazione.
Da qui in poi la materia non ha scelta ed è pronta ad accogliere la sua travagliata metamorfosi alchemica, di michelangiolesca memoria. È il momento in cui il corpo (la materia-ego) si lascia modellare ed affrancare dal superfluo, un superfluo che appesantisce e non serve più allo scopo, per lasciar che sia lo Spirito a dirigere l’equide senza testa. E lo spirito è vento e il vento va dove vuole. Anche l’equide ha perso gli occhi e persino la testa. Al loro posto è il vuoto. E i vuoti e i pieni, nelle sculture di De Santis, giocano il loro ruolo dell’alternanza in questa ricerca dell’Assoluto.
Custode dall’Alto (cotto patinato, anno 2025)
Intanto, condotti dai pachidermi senza memoria, giungiamo al Custode dall’Alto, dove la figura allunga le braccia verso l’alto, verso l’immenso. Le mani riappaiono misteriosamente e sono in cima, coi palmi ricurvi verso il basso a custodire quanto è a contatto con la terra o nel suo grembo, mentre sembra che i piedi, simbolo del movimento, stavolta siano stati inghiottiti o re-inghiottiti dalla Madre Terra e a mettere radici sacre. Perché la Terra è Madre e riprende indietro i suoi figli ogni volta che lo desidera. E di fronte a questo Suo desiderio, nessuno può avere scampo.
Kyklos (olio su tela, anno 2023)
Ad osservare l’esile e mistica scultura, sembra essere Kyklos, dal greco, cerchio, la figura umana dipinta su tela, ormai divenuta sagoma, se non semplice cerchio. Non ha più nulla, non ha occhi, né bocca, né naso, né orecchie. È solo sagoma che rimanda al cerchio: il cerchio della morte e della rinascita, preludio alla scultura successiva, dove compare una sella senza più il suo cavaliere.
Pachiderma senza memoria (serie) (cotto patinato, anno 2023)
Don Chisciotte è caduto da cavallo e, resosi invisibile, a contatto – da noi immaginato – con la terra, trova la sua trasformazione alchemica. Da qui in poi le figure riappariranno certo, ma il loro corpo sarà di bronzo e i loro piedi definitivamente amalgamati alla materia; e testa, sguardo e naso all’insù si perderanno, anch’essi definitivamente nell’universo. Una cosa è certa: torneranno a sentirsi pulviscolo all’interno della Grande Perfezione.
Sospeso tra Cielo e terra (particolare, bronzo – fusione, anno 2025)
Tra tutte, l’ultima scultura in bronzo Sospeso tra Cielo e Terra (bronzo – fusione – 2025) è animata da uccellini che le svolazzano intorno.
Sospeso tra Cielo e terra (particolare, bronzo – fusione, anno 2025)
Un uccellino entra nel vuoto creato dall’artista nella sezione superiore della schiena, e, come rapito, sta per raggiungere la parte interna, quella pulsante di ogni essere umano, quella capace di battere senza resistenze al richiamo dell’amore incondizionato: il cuore. E all’uccellino non serve capire, né vedere per raggiungerlo, a lui basta sentirsi all’unisono con quest’organo prezioso e incontrollabile, già prima di raggiungerlo. Qui, il viaticum dell’artista palesa la sua missione e il De Santis-Don Chisciotte è intanto già imbevuto dell’essenza della vita.
Un’essenza che è possibile assaporare nei suoi giardini giapponesi, dove lo Yin e lo Yang hanno trovato la via del superamento dei conflitti senza ritorno e ritrovato l’abbraccio dell’equilibrio con sé stessi e con l’universo tutto. Si, perché l’artista Stefano De Santis è anche un giardiniere e come scrivo nel mio testo Anima Persa Anima Ritrovata. Periegesi intorno ai giardini vaticani (Palombi Editori, Roma 2017): “(…)Dio cala l’uomo nel suo giardino, costringendolo al confronto con la perdita del sé. Perché la perdita non è mancanza, non è assenza, ma tappa indispensabile del suo prosieguo: ci si perde per ritrovarsi e, nuovamente, originarsi” (pg.24-25)
Stefano De Santis nasce a Roma nel quartiere della Garbatella, il 28 maggio 1961. Inizia il suo percorso artistico da autodidatta nel 1977 e nel 1982 incontra il maestro De Angelis, che lo avvia al mondo della scultura.
In Italia, espone in numerose gallerie e partecipa a manifestazioni come il Festival dei due Mondi di Spoleto, alla Quadriennale di Roma, al Work in Progress di via Margutta a Roma, e a Palazzo Piccolomini di Pienza.
Nel 1997 viene invitato a Cuba dalla “Fundacion Caguayo” dal maestro Alberto Lescay Merencio, per una serie di esposizioni e collaborazione presso l’atelier di Santiago di Cuba. Da qui comincia a collaborare con artisti cubani come Alexander Lobaina Jimenez, grazie a cui apprende la colografia, una tecnica grafica al torchio. Sempre a Cuba espone con una personale dal titolo Ochosi presso la Galleria dell’Arte Moderna di Santiago. A l’Habana conosce Nelson Dominguez e moltissimi altri artisti cubani di cui frequenta gli atelier. Espone in varie “Case della Cultura” Habana-Alamar-Villa Clara-Caibarien e al Museo del libro, Palacio Secundo Cabo e a l’Habana Vieja nel dicembre 1997. Nel 1998 espone in una personale presso il Museo Municipal delle opere su vetro unico del Centro e sud America, quindi nell’ottobre dello stesso anno a Santa Clara.
Al suo ritorno in Italia, nel 2008, conosce la realtà creativa del Corviale a Roma e inizia a collaborare con la Comunità X. A partire dal 2020 entra a far parte con C. Chierici, G. Ceraldi e G. Savino del gruppo Virus, un gruppo fondato a Napoli nel 1984 e rifondato proprio nel 2020 a Roma. E inoltre espone: nel dicembre 2019, a L’Aquila, alla Pinacoteca D’Arte Sacra di Sant’Elia, dove è conservato un Bassorilievo in cotto satinato in bronzo; tra il 2020 e il 2021 alla Galleria Antonio Neiwiller di Roma; tra il 2022 e il 2023 al Drugstore Museum di Roma con la mostra “Napoli New York Corviale” archeologia e arte pubblica, organizzata dalla Soprintendenza Speciale di Roma; tra il 2023 e il 2024 alla BACC gallery a via Panisperna Roma-Studio Tibaldi, mostra dal titolo Corporeus; tra il 2024/2025 all’ hotel Oxford, nella Collettiva Oxford dal titolo Kontemporanea art On Time –Tutto è Arte
Stefano De Santis oggi vive e lavora a Roma.
La mostra: Lo sguardo e la materia è in corso alla Galleria Tibaldi Arte Contemporanea, in via Panfilo Castaldi 18.
Sabato 8 alle ore 18:00 il finissage.
Non mancate!
3 commenti
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Anna Bruno









Complimenti ad Anna per la sua immersiva introduzione!
Bellissima introduzione alla mostra. Grazie Anna Bruno
Complimenti!! Anna