Elio Rumma

Elio Rumma: il segno che si fa jazz visivo e poliritmia silenziosa

Benvenuti nell’universo polifonico e universale di Elio Rumma

Elio Rumma,
artista visivo, editore, cineasta, musicista

Ritmico e sciamanico,
Elio Rumma attraversa il legno e il deserto come alfabeti:
sagome leggere, simboli che danzano, pieni e vuoti che si alternano
in una poliritmia silenziosa tra la Terra e i Cieli, alla ricerca dell’Essenza.

Il mio testo critico in breve

Vuoto, assenza eppure essenza, in cui si aggirano figure – antropomorfe, fitomorfe, zoomorfe – che paiono segni metafisici arrivati da chissà quale luogo già attraversato dal fuoco. Le figure di Rumma sono alleggerite, come se avessero bruciato il superfluo per tornare archetipi. C’è qualcosa del jazz in questo processo: improvvisazione, controtempo, una poliritmia silenziosa che guida la composizione.
 
Sulle sue tavole e tele, spesso come lembi di deserto inscritti in cerchi e quadrati alchemici, le sagome si dispongono senza gerarchie, ognuna con il proprio respiro, eppure in risonanza con le altre. Non è tanto la figura individuale a contare, quanto il loro essere insieme: costellazioni di segni che cercano una lingua universale tra Cielo e Terra.
 
Attraverso un ponte culturale teso tra le vette dell’Himalaya e il misticismo del Brasile, Rumma traduce la materia leggera e la geometria sacra in una sinfonia di simboli ancestrali, ridefinendo il confine tra visibile e invisibile.
 

La ricerca dell’artista

Tema centrale della sua ricerca è l’esplorazione del vuoto come essenza profonda, una dimensione in cui il segno si fa archetipo spirituale purificato dal fuoco.

 

Il mio sguardo

Perché ho detto sì a questo artista?

Perché in Elio Rumma ho riconosciuto una rara coerenza tra vita e linguaggio visivo. La sua biografia – editore, organizzatore di mostre, fondatore del Filmstudio, viaggiatore tra Himalaya e Brasile, uomo di cinema e di musica – non resta sullo sfondo: si condensa nella leggerezza dei suoi segni, nei deserti colorati, nei simboli intagliati nel balsa.

Guardando le sue opere, ho avuto la sensazione che ogni sagoma fosse una domanda posta al vuoto, e ogni vuoto una risposta silenziosa: un invito a sostare in quella Rigpa visiva in cui mente e immagine coincidono. Scrivendo di lui, mi sono accorta che il suo vuoto, in realtà, è colmo di presenze.

Nel dialogo nato attorno al mio testo, anche l’artista ha riconosciuto qualcosa di sé: come se quelle parole avessero contribuito a restituirgli il filo profondo della sua stessa ricerca, senza bisogno di insistere o spiegare troppo, ma per semplice risonanza.

 

L’artista in breve

Elio Rumma (Salerno, 1946) unisce da sempre arti visive, filosofia, cinema e musica. Nel 1967 fonda con il fratello Marcello la Rumma Editore, siglando stagioni cruciali per l’avanguardia italiana, come la storica mostra dell’Arte Povera ad Amalfi nel 1968.

Successivamente si dedica alla sperimentazione musicale (jazz e rock) e alla regia, firmando documentari RAI e collaborando con maestri quali i Bertolucci, Scola e Pontecorvo. Nel 1972 è tra i soci cofondatori del celebre Filmstudio di Trastevere a Roma.
 
La sua ricerca si alimenta di lunghi periodi all’estero: cinque anni sull’Himalaya e venti in Brasile, dove assimila la spiritualità tibetana del Bon e i culti del Candomblé. Da queste culture trae una visione sciamanica incentrata sullo studio del vuoto, del segno e della consapevolezza pura (Rigpa).
Nelle sue opere l’acrilico incontra i simboli intagliati nel legno di balsa, un materiale dalla leggerezza estrema che diventa metafora di un perfetto equilibrio tra materia e spirito.
 
 

Nota sulla mostra

La personale “Assenza / Essenza / Rigpa” di Elio Rumma, a cura di Anna Bruno, ha raccolto le opere in cui l’artista intreccia le sue esperienze sull’Himalaya e in Brasile con una rigorosa ricerca sul segno, sulla sagoma e sul vuoto come spazio abitato.si è tenuta dal 5 marzo al 5 aprile 2026 presso la Galleria Pagea Arte Contemporanea, via Concilio 99, Angri (SA).

 


Introduzione al mio articolo sull’artista

Nel mio articolo “Alla personale ‘nuova Flatlandia’ dell’artista Elio Rumma ‘Assenza/Essenza/Rigpa’, a cura di Anna Bruno” racconto più diffusamente questo percorso, soffermandomi sui riferimenti al Bon tibetano, ai culti afro‑brasiliani e sulla nozione di Rigpa come chiave per leggere il suo lavoro.

Alla personale “nuova Flatlandia” dell’artista Elio Rumma “Assenza/Essenza/Rigpa, a cura di Anna Bruno